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Il tecnico raccontato dai suoi ex giocatori

"Delio Rossi è l'uomo giusto
per rianimare il Palermo"


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Adesso Rossi c’è. Non Valentino, ma Delio, quel Delio reclamato dalla folla quando improvvisamente si sono inceppati gli ingranaggi della vettura “Zenganiana”. “Zamparini prendi Rossi che è ancora libero”, questo il commento più frequente che campeggiava nei muri web dalla radice rosanero. Adesso Rossi c’è, ma come Valentino, avrà il compito di far accelerare la sua creatura e trascinarla in zone dalla temperatura più fresca. Non avendo dei veri e propri esterni di centrocampo, Rossi punta molto sull’inventiva di Liverani, la corsa dei centrocampisti, che in teoria dovrebbero agire da angeli custodi del regista, e sui due attaccanti, insomma il classico 4-4-2 ma in versione remix. Nei suoi primi anni di carriera è stato residente di “Zemanlandia”, ma caratterialmente è diametralmente opposto allo Zdenek Boemo. Allegro, grande lavoratore e sincero. Tre qualità che riassumono in breve l’identikit del neo tecnico rosanero. Tanti i giocatori che sono stati suoi allievi, alla Salernitana conobbe il palermitano Ciccio Galeoto: “Il Palermo doveva prenderlo dall’inizio – esordisce il capitano del Crotone – è l’allenatore giusto per la piazza palermitana. Zenga è un difensivista, lui invece fa giocare bene le squadre, e a breve vi divertirete. Dategli ancora qualche giorno di lavoro e poi vedrete. È una bravissima persona, anche durante gli allenamenti scherza molto, e non te li fa pesare, ha sempre la battuta pronta, ti fa lavorare tranquillamente”. Che Rossi sia l’allenatore giusto per il Palermo e per Palermo, lo pensa anche Igli Tare: “Alla Lazio ha fatto grandissime cose e ha riportato anche un trofeo. È uno che punta molto sul gruppo, sulla mentalità, e nello stesso tempo si fa rispettare. Ricordo la sera di quando vincemmo la Coppa Italia, era contento come un bambino, pianse molto, ma furono lacrime di gioia”. Delio Rossi non è un tipo scaramantico, nessun rito prima della gara, un po’ come il suo maestro Zeman. Se l’antiMoggi però fumava decine e decine di sigarette, lui consuma altrettanti chewing-gum: “Per lui è ormai un vizio – sostiene Marco Ballotta – durante gli allenamenti lo prendevamo anche in giro, ma sempre con il rispetto che si deve ad un allenatore. È un signore sia dentro che fuori dal campo. Farà giocare bene il Palermo e punterà molto sui giovani, del resto la Primavera è campione d’Italia, quindi…”. Tutti hanno una sola visione di Delio Rossi, ossia un persona seria, schietta e perbene: “Proprio così – dice Lorenzo Stovini – con il Lecce abbiamo fatto grandissime cose. C’era un grande rapporto tra noi, lui è riuscito a creare un buon gruppo. Abbiamo raggiunto ottimi risultati, devo molto a lui, mi ha insegnato tante cose”. Ma Rossi, nel corso della sua travagliata carriera, ha dovuto fare delle scelte, insomma non tutti erano titolari. “Io con Mandorlini ero il portiere fisso dell’Atalanta – afferma Massimo Taibi – poi venne lui e mi mise fuori. Ci restai malissimo, durante gli allenamenti ero indisponente, mi allenavo male, cercavo di infastidirlo. Ma lui era sempre indifferente. Dopo qualche settimana capii che era una grande persona, un uomo straordinario. Nonostante fossi in panchina si creò un ottimo rapporto. Un giorno gli chiesi come mai non aveva mai risposto alle mie provocazioni e lui mi rispose:  ‘guarda che non sono scemo, in quel momento mi avresti ucciso’". Sicuramente grazie all’esperienza rosanero, gli aficionados di Rossi aumenteranno, e si iscriverà a questo speciale partito anche chi riscalderà costantemente la panchina.

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