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Coppa Italia, Palermo-Reggina 4-1

Se son Rossi, fioriranno


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Perché mai un lavoratore che paga le tasse dovrebbe addentrarsi nella sera fredda di un giovedì, recarsi presso una struttura chiamata “Stadio Barbera”, in occasione di una partita di Coppa Italia – trofeo che notoriamente non interessa a nessuno – tra Palermo e Reggina? Perché dopo il cocente pareggio col Catania, che costò le penne e le piume a un omino detto Coach Z, il suddetto lavoratore etc etc… dovrebbe lasciarsi attirare da uno spettacolo secondario, nel rango del pallone? Forse – pensiamo – perché al cor rosanero non si comanda e alla curiosità nemmeno. Come nasce il Palermo di Delio Rossi, l’allenatore normale calato a sostituire quell’altro che voleva vincere il Tricolore? Nasce come può nascere dalla mente di un mister esperto. Niente alchimie strane, niente sovrapposizioni fatate, niente rimescolii sospetti. Ognuno al suo posto. E che meraviglia! Simplicio, finalmente, messo a fare il Simplicio, cioè la mezzapunta. Bresciano idem, cioè l’esterno. E in cabina di regia il ritorno del re. Fabio Liverani quanto ci sei mancato. Quanto è mancato lo spartito delle tue sonate precise e accattivanti. Ora c’è un metronomo in mezzo al campo e la differenza si vede. Recupererà forma e densità agonistica. Ma il talento è rimasto intatto in una teca di cristallo. Il piede non si è rovinato nell’inverno coatto di un brutto infortunio.

Palermo-Reggina, dunque. Dal caveau esce Delio Rossi. Passo normodotato non falcata da condottiero. Temperatura emotiva serena. Delio somiglia a Popeye, a Braccio di ferro. Eppure avvertiamo il suo segreto: non ha mica bisogno degli spinaci. Ha imparato a vincere senza. Si parte. Cavani è sempre Cavani e si mangia un gol al terzo minuto, a porta spalancata. Simplicio accarezza la traversa. Verticalizzazione. Marino, portiere di fortuna, atterra Cavani in area. Miccoli sussurra il rigore all’angolino. Uno a zero. Giudizio sommario. Il Palermo è un riflesso perfezionato di quello di Ballardini. Piacciono le verticalizzazioni. Piace la palla a terra. La manina di Delio si nota. Tutto a posto? Macchè. Neanche il tempo di respirare. Volpi pareggia con un colpo di rasoio dal limite. Siamo allo sgorgare della ripresa. Siamo già uno a uno. E la Reggina – schierata con un valoroso 3-4-3 – sfiora il doppione su angolo. Al 58’ l’evento imponderabile. Segna Cavani. Addirittura. Cross. Testa di Simplicio. Controbalzo imprendibile. Corsa sotto la curva. E sotto la maglia rosanero la scritta: “Gesù ti amo”. La Reggina ci prova, però è il Palermo a salire ancora di tono. Liverani- Abbado orchestra da par suo. Budan sostituisce Miccoli, risparmiato per la battaglia di Chievo. Simplicio verticalizza con un pallone soffice. Il croato si allarga sul destro, rientra sul sinistro e incrocia in diagonale sul secondo palo. Un bellissimo 3-1. Un gol da Budan d’altri tempi. E siccome l’appetito vien mangiando... Cross del subentrato Blasi da destra. Igorone incoccia di testa. Angolino bis. Quattro a uno. Si rivede pure Pastore. E piace anche lui in questa sera in cui tutto fila liscio. Ottime apertura e tanta corsa di sostanza. Ormai la rotta della partita non cambia più. E nemmeno il tabellino. Bilancio. Bene l’ordine. Bene la coerenza. Bene la chiarezza. Eravamo tanto abituati alla confusione organizzata di Coach Z. che il rigore tattico di Coach R. ci ha quasi lasciati senza fiato. Naturalmente occorreranno altre sfide probanti. Se son Rossi, fioriranno.

PALERMO (4-3-1-2) Rubinho; Cassani, Kjaer, Bovo, Melinte; Nocerino, Liverani (74’ Pastore), Bresciano; Simplicio (70’ Blasi); Miccoli (64’ Budan), Cavani.

REGGINA (3-4-3) Marino; Capelli, Valdez, Camilleri; Adejo (70’ Preklet), Volpi, Barillà, Costa (61’ Rizzo); Missiroli, Bonazzoli (74’ Carroccio), Viola

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