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Ritratto del nuovo mister rosanero

La prima giornata di Delio Rossi


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delio rossi, palermo, Sport
Volto disteso, sereno ma soprattutto carico. Si è presentato così Delio Rossi quest’oggi in sala stampa al “Barbera”. Al suo fianco prima Zamparini, e poi Sabatini, avevano un’espressione molto tirata, stanca, l’espressione di chi nelle ultime ore ha lavorato tanto e ha dovuto prendere decisioni piuttosto delicate. Zamparini ad “Il Palermo” aveva detto: "Non mi diverto ad esonerare gli allenatori, quella di mandare Zenga è stata una decisione dolorosa ma giusta". Tutto confermato, il patron rosanero ha ribadito di tener molto al tecnico milanese, di essere ancora legato a lui, ma la piazza palermitana è poco idonea alle sue qualità. Tutto spiegato quindi, ecco la principale motivazione dell’ennesimo e non ultimo esonero del “mangiallenatori” Zamparini. Il buon Delio, durante la parentesi Zampariniana, (il presidente prima di lasciare il palcoscenico al neo tecnico gli ha rubato la scena per alcuni minuti) guardava il suo presidente con aria sicura, di chi vuole sorprendere, di chi vuole sfatare quel maledetto tabù, ossia quello di non essere cacciato via, un record che detiene il vecchio Novellino. Il grande capo, al contrario di qualche giorno fa, è scuro in volto (e non perché è andato ai Caraibi), non fa battute, e si impone di voler cambiare, di voler cancellare quella fastidiosa nomea di “Hannibal”. Tocca a Rossi parlare. Subito qualche problema con il microfono, lui ammette che durante i suoi tanti anni di carriera, non ci è mai andato d’accordo: “E’ uno dei miei difetti – rivela Rossi – cercherò di migliorare”. Zamparini nel frattempo si alza, motivi lavorativi. Delio intanto continua, ma con la coda dell’occhio segue il suo presidente. “Non ho avuto contatti con il Palermo in precedenza. Il primo è avvenuto domenica sera quando il presidente in persona mi ha chiamato chiedendomi se fossi disposto ad allenare il Palermo.  Devo dire che mi è subito sembrata una persona molto seria e con un grandissimo amore verso la propria squadra”. Rossi inizia la sua conferenza in maniera abbastanza positiva, e se Zenga mirava subito al tricolor, lui abbassa le ali, atterra e non fa promulgazioni: “Devo dire che per poter esprimere un giudizio dovrò prima vedere come lavorano questi ragazzi. Non parlerò mai di obiettivi e non farò proclami: secondo me le cose prima vanno fatte e poi dette. Sarà il campo il nostro giudice”. Belle parole, sicuramente non caricano a mille i tifosi, ma quantomeno sono sincere, parole che fungono quasi da stilettata a Zenga. Ma Rossi subito si corregge, e manda un sms a Walter: “Una cosa alla quale tengo è esprimere la mia vicinanza a Zenga, un mio collega. Io so quanto possa essere duro un momento come questo. Spero solo che possa essere un incidente di percorso”. La conferenza prosegue, senza più sbandamenti o intoppi, tutto fila per il verso giusto. Dopo avere ricevuto l’abbraccio di circa cinquanta tifosi rosanero, Rossi abbandona il "Barbera". E’ ora di pranzo, Delio va a “magnà” assieme allo stato maggiore: Zamparini, Miccichè, l’amico Sabatini, l’avvocato Magazzù, l’amministratore delegato Rinaldo Sagramola, l’osservatore Luca Cattani, tutti a pranzo appassionatamente. Ristorantino nei pressi dello stadio, e breve chiacchierata con i primi fans. Arriva il momento del primo allenamento. Durante il riscaldamento, domina il silenzio. Tutti ad allenarsi, sotto lo sguardo attento di Zamparini e Sabatini. Il silenzio degli innocenti, visto che Zamparini ha colpevolizzato solo Sabatini e Zenga. Rossi dà una pacca a Miccoli, batte il cinque a Nocerino, e scherza con Sirigu. Poi cala il sipario, ai giornalisti e cameramen non è permesso di assistere a tutta la seduta. Ma possiamo ugualmente abbozzare il resto della giornata “Rossiana”. Terminato l’allenamento in cui avrà già fatto le sue prime deduzioni, avrà sicuramente fatto la doccia, poi magari avrà rassicurato la moglie al telefono: “Cara, qui va tutto bene ed è tutto bellissimo. Il presidente? È una persona straordinaria, gli voglio già bene”. Poi corsa in albergo, cena e uno sguardo alle partite di Champions, quella Champions che Rossi ha già gustato, e che magari un giorno vorrà riassaporare,

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