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Palermo-Catania finisce 1-1

Pareggino al "Barbera"
Zenga sulla graticola


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La madre di tutte le partite partorisce un rachitico pareggino che corrobora il Catania e lascia al palo un Palermo attonito, tatticamente confuso, psicologicamente alla canna del gas. D’accordo, lo zero a quattro dell’anno scorso può essere stato il peso, la zavorra, il fantasma del padre, lo scheletro nell’armadio… tutto quello che volete. Restano i fatti. E i fatti non assolvono i rosanero che hanno rotto il ghiaccio prestissimo con una capocciata di Migliaccio, che avrebbero potuto segnare ancora, per forza d’inerzia, più che per merito. Invece no. Poi,  l’umile Atzori ha cambiato le carte in tavola nella ripresa. Ed è bastato questo per corrompere e frenare la già non ricca spinta dei padroni di casa. Il risultato è logico e (forse) il Catania, se solo avesse osato, avrebbe potuto ottenere risultato pieno. Inutile girare intorno al domandone: che ne sarà di Walter Zenga? Se il derby era l’ultima spiaggia, dopo la sconfitta di Bologna, ebbene Coach Z. ha fallito la prova. Non ha saputo trovare le contromisure tattiche al sortilegio di Atzori. Occhi e orecchie puntati verso la magione zampariniana, in attesa del vaticinio.
La cronaca. Palermo moderatamente voglioso all’inizio, premiato da un colpo di testa di Migliaccio, su punizione di Miccoli, con l’ex Andujar a ramengo nella sua area piccola. Da lì, un monologo rosanero, soprattutto per la pochezza dei dirimpettai. In rapida successione: tiro di Pastore di poco a lato, fendente di Miccoli miracolosamente deviato da Andujar sulla traversa, palla di Cavani sull’esterno, ed altri tre o quattro quasi-gol.
Su Pastore occorre essere chiari. Sarà sicuramente un talento. Tuttavia, adesso è una zavorra, magari non per demeriti suoi. Non si possono cominciare le partite con la partenza ad handicap, specialmente i derby.
Secondo tempo. Atzori gioca la carta Martinez in attacco. Coach Z. resta con la difesa a tre e non se ne dà peso. Il Catania aumenta il proprio volume di gioco. Il Catania attacca. Il Catania passa che non sono nemmeno trascorsi dieci minuti del secondo tempo. Tiro di Morimoto  parato bene da Sirigu. Martinez ribatte. Uno a uno. Ed è in quel momento che Coach Z.ripristina la difesa a quattro e che decide di tirare Pastore via dalla mischia. Forse è tardi. Ti aspetti la reazione garibaldina del Palermo, lo scatto nervoso che in tante occasioni ha premiato i ragazzi di Walter, nonostante una tattica spesso non eccelsa. Niente. Il Catania ci prova. Mascara tenta per due volte lo stesso prodigio che gli riuscì l’anno scorso. Alla seconda, Sirigu lo manda a quel paese. Gli etnei passano di nuovo, con un gol di confusione. L’arbitro annulla. Ai moviolisti l’ardua sentenza. Santa Rosalia… Minuti su minuti e non succede nulla. Uno a uno, fischi sul “Barbera”. La disfatta dell’anno scorso non fu vendicata. La madre di tutte le partite ha partorito un pareggino per uno a uno. E fa male il sospetto che sia andata perfino bene.

PALERMO (3-4-1-2) Sirigu; Kjaer, Bovo, Migliaccio; Cassani, Simplicio, Bresciano (85’ Budan), Balzaretti; Pastore (60’ Hernandez); Cavani, (80’ Liverani) Miccoli

CATANIA (3-5-2) Andujar; Silvestre, Terlizzi (46’ Captano), Spolli; Alvarez, Bigianti, Carboni (70’ Bellusci), Izco, Llama (46’ Martinez); Mascara, Morimoto

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