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Guidolin e Sonzogni riuscirono nell'impresa

Ora vi raccontiamo
come si fanno 5 gol


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Cinque gol al Catania.  Chissà in quanti lo stanno sognando, chissà quanti pagherebbero di tasca propria pur di vedere il Palermo rifilare una cinquina ai cugini catanesi, chissà in quanti realmente ci credono. Cinque gol al Catania, perché? Perché i rossazzurri otto mesi fa ne fecero quattro al “Barbera”, e un chiaro segnale di forza e prepotenza sarebbe quello di farne uno in più, ecco perché. Appunto, cinque, che per  novanta minuti, diventa il numero perfetto, quello che trasformerebbe l’incubo in un sogno. E dire che fino a qualche anno fa, Palermo-Catania, era sinonimo di questo numero; bastava che si pronunciasse la parolina magica “Catania” che il palermitano alzava immediatamente la mano destra, un movimento meccanico, come se fosse un vessillo da sfoggiare al catanese vinto e afflitto. Ma come si fanno cinque gol al Catania? Due persone hanno la ricetta segreta: uno allena il Siracusa, l’altro invece è in serie A e frequenta i quartieri alti della classifica. Chi sono? Sonzogni e Guidolin. La prima scorpacciata rosanero è datata 23 ottobre 2000. Serie C1, Palermo-Catania, posticipo di lunedì. I rosa sono allenati da Sonzogni e si impongono per 5-1 alla Favorita. Tripudio, segna anche La Grotteria, idolo della curva. “Certo che ricordo quella partita – dice Giuliano Sonzogni – una delle più belle della mia permanenza a Palermo. Vincemmo nettamente, senza problemi, dominammo, e vi dico una cosa, potevamo fare qualche gol in più. Ci rendemmo conto subito che quella gara poteva essere stravinta, loro arrancavano e noi avevamo le ali. La partita fu vista in tv, e ricordo che mi arrivarono tanti complimenti. Peccato solamente per i soliti incidenti”.
Sonzogni non vuol scoprire la ricetta segreta: “Nel calcio d’oggi, e soprattutto in serie A, è difficile che una gara assuma contorni pesanti, tutte le squadre ormai si equivalgono. Dico che il Palermo è favorito, può vincere, ma non credo con un punteggio quasi tennistico. Non guarderò la partita, ma spero naturalmente in un risultato positivo dei rosanero, è la mia ex squadra”. Un esperto di cinquine è anche Francesco Guidolin. Lui, la sensazione di schiaffeggiare il Catania l’ha provata per ben due volte: una in B, l’altra in A.  Quella “cadettiana” è datata 4 aprile 2004: un pomeriggio magico. Segnano tutti da Luca Toni a Biava, per passare da Filippini, che festeggia sotto lo spicchio di curva rossazzurra stornellando musica con una chitarra immaginaria: “Quella fu la partita in cui capimmo che eravamo quasi in A – spiega Guidolin a livesicilia – fu un tripudio. Il pubblico era impazzito di gioia, lo stadio stracolmo, la mia squadra giocò una grandissima partita, non sbagliammo nulla, anzi…”. Qui Guidolin si ferma. Anche in quel magico pomeriggio si fermò, o meglio arrestò la corsa dei suoi: “E’ vero – afferma il tecnico del Parma – dissi ai miei di rallentare, il risultato era in pugno, e poi anche alcuni giocatori del Catania ce lo chiesero, insomma non volevamo infierire ancora di più”. Ma il tecnico di Castelfranco Veneto ci prese gusto,  e il 20 settembre del 2006, nel primo derby di serie A (dopo il ritorno delle due siciliane in massima serie) il suo Palermo battè ancora il cinque ai cugini. 5-3: per gli etnei segna prima il palermitano Corona, pareggia Tedesco, gol di Simplicio, clamorosa papera di Agliardi, e poi Corini, Amauri e Barzagli mettono al tappeto “u’ liotru”.
“Anche quello rappresenta uno dei miei migliori momenti a Palermo – continua Guidolin – ricordo che Corini dopo il gol del 3-2 corse ad abbracciare Agliardi, che aveva precedentemente commesso un grave errore. Era un gruppo solido e spietato. In quella occasione non ci fermammo, ma il Catania era ben messo in campo e ci diede filo da torcere. Noi comunque eravamo molto più forti”. Alla domanda come si fanno cinque gol al Catania, Guidolin risponde: “E’ dura, molto dura. E’ dura vincere, figuriamoci fare una goleada, poi nel calcio tutto è possibile, del resto il Catania l’anno scorso ne ha segnati quattro. Bisogna avere la fortuna dalla propria parte e ti devono riuscire tutte le giocate”. Ecco quindi un ingrediente della ricetta segreta. Adesso però parlerà il campo, basta chiacchiere, tutti seduti al tavolo. E’ chiaro, il Catania ha già calato il poker, ma attenzione: e se il Palermo avesse scala reale?

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