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Zamparini attacca la stampa. E sbaglia.

Stronzate? No, scafazzata...


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“C’è un giornalista di Palermo che non vuole bene né a me né a Palermo e io l’ho attaccato perché scrive stronzate. Il mio direttore sportivo (Sabatini, ndr) ha lavorato per tre anni con Rossi e non ci vuole molto a collegarlo, è l’unico allenatore libero di qualità presente nel mercato...". Seguono altre due o tre righe di agenzia che rilanciano il verbo zampariniano. A noi interessa l'incipit. Sarà che Zamparini è vulcanico, ma stavolta la lava è finita fuori dal vasino. Sciorinata la premessa (d'obbligo) sulla gratitudine che dobbiamo al presidente, che è uomo per l'appunto vulcanico, ma sinceramente buono, ci pare di dovere sottolineare con  la matita blu questa sua ultima intemerata. Per una serie di ragioni. Perché il cronista in questione - secondo la totalità delle voci di popolo - è Paolo Vannini del Corriere dello Sport. Un maestro professionale per molti di noi. Di più, un professionista che ha costruito la sua credibilità sullo scrupolo, sull'onestà e sulla precisione del suo lavoro. Ancora di più, un uomo noto per il suo tratto affabile e per la sua gentilezza. Tuttavia, anche se non fosse Vannini il problema resterebbe. Vorremmo che le eventuali critiche, o le notizie non gradite, fossero vissute dai vertici del Palermo con normalità. Invece, certe reazioni abnormi lasciano indovinare un'irritazione incomprensibile. I giornalisti palermitani non esistono per "volere bene" al Palermo, o per esercitare una discutibile partigianeria di campanile. I giornalisti devono scrivere in coscienza, raccontando i fatti per come li hanno appresi. Sbaglieranno? Capita (ed è tutto da dimostrare). Ma sbaglia di più chi replica a presunte stronzate, con una autentica scafazzata. Con rispetto parlando. R.P.

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