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Inter-Palermo 5-3

Ma come è dolce perdere così


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Ci sono superbe sconfitte che valgono più di orrende vittorie. Questo 3-5 a casa dell'Inter, vale di più dell'uno a zero "culaceo" raccattato con l'Udinese. Vale di più per il cemento che unisce la squadra, per il muscolo cardiaco palpitante del tifoso e per la gioia degli occhi

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inter, palermo, Walter Zenga, Sport
Ci sono superbe sconfitte che valgono più di orrende vittorie. Questo 3-5 a casa dell'Inter, vale di più dell'uno a zero "culaceo" raccattato con l'Udinese. Vale di più per il cemento che unisce la squadra, per il muscolo cardiaco palpitante del tifoso e per la gioia degli occhi. L'amarezza che resta nel cuore ha diecimila consolazioni che rendono meno agro il pianto sommesso dell'insuccesso.  E diecimila sono i riflessi di questa notte fatata a San Siro, tra Vecchioni e Miccoli. I lucciconi sulle ciglia dell'Uomo Ragno, mentre la Nord lo saluta: "Ciao Walter". E lui ripensa a quando, da ragazzino, stava lassù tra i Boys. E poi giù a difendere il tabernacolo con la rete bianca. E che strano il destino che lo riporta ancora da avversario nella parte più bella della sua anima. Altri riflessi.  L'osceno pigiamino rosa che addormenta il Palermo nel primo tempo. La faccia da ragazzo di Sirigu, ma le pupille da grande, da Zoff. E le sue braccia che mulinano e agguantano palloni su palloni, finché si può. Però non si può tacere delle linguacce del "palermitano" (solo di nascita) Balotelli, che si piazza polemicamente davanti al dischetto, perché vuole battere il rigore concesso da Tagliavento. Tira Eto'o. Uno a zero. Tutto facile per Coach Mou, soprattutto sulla fascia sinistra, dove non c'è Balzaretti infortunato. C'è il rumeno Melinte, soldatino spaurito. E affonda. Dopo il rigore tre schiaffoni. Due doppiette tra Mario e Samuel. Una capocciata di testa sull'angolo. Un tocco facile dopo un mezzo pasticcio Kjaer-Zenga (oops, Sirigu). Una rasoiata a fil di palo. Pensi che è finita. Non l'hai capito com'è il calcio, tifoso che ti fidi dell'apparenza? Alla ripresa gli schiaffi li dà il Palermo. C'è Hernandez. C'è Miccoli che guizza fuori dal pigiama rosè. Segna e lascia segnare. Un gruzzolo di minuti, un bottino di tre gol. Doppietta di Faber, golletto di Abel, sbrodolato perfino dai cronisti Sky. E il cuore che si apre a una speranza incredula di se stessa. Passa la sabbia nella clessidra. Ce la facciamo. Massì che ce ce la facciamo. Invece, dalla sabbia sbuca l'ombra di Milito. Cinque a tre. Nemmeno i sospiri bastano più. Eppure è perfino dolce perdere così. Ed è dolce vedere Walter Zenga, senza più la tuta da supereroe, da Uomo Ragno. Eccolo, laggiù, un puntino sul prato, con la bocca e le emozioni spalancate a casa sua. Semplicemente un uomo.

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