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A Milano finisce 2-1 per i nerazzurri

Catania generoso, l'Inter ringrazia


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calcio, Catania, giuseppe mascara, Sport, Sport
È finita con l’urlo liberatorio del pubblico di San Siro che salutava la sensazionale vittoria dell’Inter sul Catania. È finita con “Sky” che premia come migliore in campo lo stopper Cordoba meritevole per aver fermato il fenomenale Morimoto. Ed il supermedagliato Mourinho che manda in campo nientemeno che la memoria storica dei campioni del mondo Marco Materazzi per francobollare il portentoso Plasmati.

Era accaduto che un tiro sghembo di tale Llama scappato dalle Ande, sorprendeva Cesar che lo deviava appena sui piedi del corazziere Plasmati. A completare la frittata, Cesar lo gettava a terra provocando ineccepibile rigore. Beppe Mascara non s’emozionava ed infilava l’uno-due che riapriva i giochi e le speranze al 38’ della ripresa.

E così alla fine ci stavano cominciando a credere perfino gli stralunati giocatori rossazzurri in maglia rossa, e sicuramente se la partita fosse durata altri dieci minuti il golletto del pareggio l’avrebbero raggiunto, considerato il grado di fusione nerazzurro.

Roba da mordersi le mani o pigliarsi a timpuluni. Prima: prego s’accomodi. E per far la figura dei signori a San Siro, due regali: tutti a scansare un diagonale che Muntari aveva sganciato senza troppa convinzione, al minuto 11; poi una punizione calciata appena normalmente da Sneider che supera una barriera che manco all’oratorio ed un portiere Campagnolo di nome e di fatto, sorpreso mentre ipotizzava di una trasformazione dello scivoloso prato di San Siro in un terreno da arare. Così già due a zero al minuto 29 e qualcuno tirava fuori le carte da gioco per ingannare i restanti 60 minuti in attesa del fischio finale.

Senza una idea che fosse una, il compassato Catania si muoveva nel primo tempo come una compagine di media classifica già abbondantemente salva. Un’idea, uno sprazzo, una intuizione. Macchè: passaggetti, triangolino, cosiddetto possesso palla che non serve ad alcunché. Talmente noiosa da trascinare nello sbadiglioso tran tran pure i campioni d’Italia appagati dall’uno-due che andava oltre ogni ragionevole merito.

Il rigore di Peppe Mascara

Il rigore di Peppe Mascara



L’enigmatico Atzori aveva in sostanza allestito una formazione da pareggio che si trovava a gestire un passivo di due reti. Né bastava un solo tiro uno, velenoso, di Carboni deviato con le unghie da Julio Cesar. Solo quello, a fronte di una traversa di Vieira. “Zeru pericoli” per l’Inter. Ma si sa, l’anima del Catania s’identifica con Peppe Mascara da Caltagirone. E con lui in campo nel secondo tempo quantomeno i rossazzurri si muovono meglio, provano ad inventare, s’impiantano nei territori nerazzurri stabilmente. Mancano però gli sprazzi in un gioco troppo preciso e prevedibile, e la ragnatela tesse trame fini a se stesse. “Zeru tiri” dall’una e dall’altra parte. Solo supremazia territoriale, un pauroso liscio di Chivu su taglio del Beppe che Lucio stoppa su Morimoto, una punizione a filo palo di Eto’o.

Fino all’”arrembaggio rossazzurro” che per poco non si tramuta in pareggio. Ma a caval donato non si guarda in bocca e mentre l’Inter incassa i tre punti, il Catania rientra a casa con una valigia, vuota, di elogi.

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