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Il Lombardo furioso: "Subito i soldi Fas"

"L'Ars è paralizzata
da dieci parlamentari"


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“Adesso la giunta regionale rema tutta in un senso, ma non posso non notare che a Palazzo dei Normanni, da alcuni giorni, c'è chi fa ostruzionismo. L'atteggiamento di alcuni parlamentari, una decina di persone che inchiodano l'Ars alla paralisi, è strettamente connesso con il fatto che la gara per i termovalorizzatori è andata deserta. Ma non tocca all'istituzione Presidenza della Regione occuparsi di questo. Per quanto mi riguarda, stamattina, ho convocato una riunione operativa con tutti i settori interessati per affrontare in via amministrativa, che non significa necessariamente commissariamento, il problema dell'emergenza rifiuti. Lo stesso farò con la legge sugli aiuti alle imprese, per la quale ho già fissato una riunione lunedì pomeriggio”. Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, non ha nessuna intenzione di farsi bloccare da una maggioranza sempre più a rischio e, approfittando di una conferenza stampa convocata per fare il punto sui lavori previsti per la rete viaria in Sicilia, lancia un siluro verso un Parlamento che continua a bloccare ogni provvedimento in un estenuante ed infinito dibattito.
Ma il capo dell'esecutivo ne ha anche per il governo nazionale. “Appena finirà il G8 parlerò con Berlusconi – ha aggiunto Lombardo – perché non possiamo più tollerare che questo governo non trasferisca alla Sicilia le somme per le aree sottosvilupparte. Se la prossima settimana non avremo i fondi Fas che ci spettano non potremo più votare leggi che penalizzano il Sud”. E il capo dell'Mpa non pensa solo ai deputati nazionali del suo partito. Rispondendo ad una domanda sul partito del Sud chiarisce: “Domani presiedo, a Roma, un comitato federale del Movimento per l'autonomia, durante il quale discuteremo del futuro. Noi intendiamo partecipare ad una grande formazione politica del Sud, se ci sono anche altri va bene, purché ci siano regole precise. Se il voto meridionale è stato di astensione all'ultima tornata elettorale è il segno di un deficit di rappresentanza da addebbitare alla crisi dei grandi partiti nazionali”.

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