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Il personaggio giallorosso

Castillo, il gol senza età


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castilloSugli spalti il silenzio, in campo un “vecchietto” alla prima esperienza in serie A, che fino a quattro stagioni fa giocava tra i dilettanti. Il Palermo dovrà fare i conti con lo sciopero del tifo della curva Nord allo stadio Barbera e con un argentino che non farà fare titoli ai giornali come Milito, Zarate e Lavezzi (per citare gli ultimi nomi della nouvelle vague in serie A), ma che in Salento stanno ammirando da una stagione e a cui si è aggrappato il popolo giallorosso in queste ultime settimane di… coma profondo.
José Ignacio Castillo ha 33 anni e un contratto fino al 2011 con il Lecce. È un giocatore vero ,che non ha perso l’abitudine al gol con i vari salti di categoria fatti in carriera; è il bomber della squadra salentina, con 6 reti all’attivo, ma fino al 2005 non poteva giocare nei campionati professionistici di serie C, in quanto extra-comunitario, doveva fermarsi alla D: Brindisi, Nardò, Vigor Lamezia, Gallipoli hanno goduto dei sui gol, ma soltanto con il Gallipoli (dopo l’arrivo del passaporto italiano) è riuscito a planare ed “atterrare” in serie C-2. Ha ritrovato il Salento, dopo tante squadre minori, e conosciuto la serie A grazie al Lecce. Ha la fame di un argentino arrivato in Italia per guadagnare qualcosa e tornare presto oltre Oceano, per provare a vivere in serenità in una nazione come poche nella morsa della crisi economica. Invece in Italia è rimasto, ha sposato Carolina, sta crescendo i figli Tomas e Anna. È intenzionato a salvare il Lecce, a cui deve la serie A e tutto quello che di bello sta vivendo in questo periodo della vita.
Il suo idolo è Crespo, ma il suo dna piuttosto singolare per essere quello di un calciatore. A Tandil in gioventù non pensava quasi al... pallone. Era una promessa del tennis, giocava addirittura nella squadra universitaria (gli mancano una decina di esami per laurearsi in Economia e Commercio), poi fu folgorato sulla strada del… calcio. Il suo calcio non è istinto, ma ragione. Il suo gioco non è finalizzato alla soddisfazione personale, ma al raggiungimento degli obiettivi (tradotto: non ha fatto solo gol importanti, ma anche assist pesantissimi). È l’unica certezza vera di una squadra sull’orlo di una crisi di nervi. Da lui c’è da aspettarsi di tutto. Bovo e Kjær lo tengano d’occhio. Pensino prima a lui e poi al silenzio che rimbalzerà dagli spalti al terreno di gioco…

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