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Cercasi Edy disperatamente


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calcio, campionato, fiorentina, palermo, serie a, Sport
Edinson cercasi disperatamente. Dove è finito il magico purosangue che cominciò la sua corsa proprio contro i viola, grazie a un supergol che nessuno ha più dimenticato? Assaporiamo la scena cavata fuori dal freezer della memoria. Palla a candelotto. Cavani che arma il cannone destro. Impatto. E mentre tutto lo stadio pensa: “Questo è pazzo”, il pallone si infila, rimbombando, all'incrocio. Da allora – l'abbiamo scritto e lo ripetiamo – è stato tutto un passo del gambero per l'uruguagio di talento. Un po' per legge di natura: non si sopravvive ai propri capolavori. Se il tuo primo film è stato “Nuovo Cinema Paradiso” sei condannato a una successiva e faticosa rincorsa. Se il tuo primo atto da bipede in mutande, al cospetto di un pubblico adorante, è stato un golazo alla Van Basten, qualunque cosa tu faccia in seguito non provocherà mai un eguale stropicciamento d'occhi. Crocifissi alla bellezza. Eppure, tanti dannati dalla magia che essi stessi avevano suscitato sono riusciti a inventarsi una vita da onesti artigiani. I più fortunati hanno perfino cancellato le tracce colme d'oro di un orizzonte lontano. Sono ripartiti da zero alla ventura, a caccia di un'altra estasi. Edi no. Si è come rattrappito. Sono arrivati altri gol. Le sue corse durante i novanta minuti sono magnifiche e generose. Ma su tutto aleggia la penombra di una confusione irrisolta. Chi sei, Edinson? Un goleador? Una seconda punta? Un maratoneta della pelota? Ecco, non si capisce affatto. Cavani è tutto un po' e in questo ibridismo si perde. Perché finisce per non essere mai qualcuno per intero. E i tifosi sgomenti si chiedono: possibile che un giacimento aureo tanto promettente si sia già esaurito? Adesso è il momento di scoprirlo. Adesso è il momento di lanciare la stampella dell'immaturità oltre l'ostacolo, oltre il cartello “Lavori in corso per futuro fuoriclasse”. La vita è ora. Il futuro è qui. Caro Edi, devi spiccare il volo, a partire dalla pista disagevole di Firenze. Devi farlo, se non vorrai raccontare un giorno ai tuoi nipotini uruguagi la favola di un gol e nulla più.

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