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Tedesco, lacrime rosanero


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calcio, campionato, Catania, derby, palermo, serie a, Sport
Alla fine resta un inspiegabile tramonto, calato in anticipo sul “Barbera” incredulo. C’è ancora luce, ma gli occhi della gente vedono tenebre rossazzurre. I polmoni respirano una strana nebbia che non dovrebbe esserci e infatti non c’è. E’ il maltempo che viene da dentro, dalla tempesta di emozioni, dall’umiliazione.
Alla fine resta un omino, sul prato, sotto il tramonto. Restano le sue lacrime. Non abbiamo troppa simpatia per le lacrime dei giocatori di pallone. Con tutto quello che bolle, nel calderone del mondo, non è lecito piangere – putacaso – per un rigore sbagliato. Ma se a piangere è Giovannino Tedesco da Pallavicino, bisogna alzarsi in piedi perché sono lacrime da uomo. Perché dietro quelle lacrime c’è il cuore di un uomo. Un altro uomo, di carattere assai diverso, ma dal cuore altrettanto grande, le vede e si commuove. E gli viene voglia di consolarle, mentre le telecamere impietose filmano, divulgano, dissezionano. Dice Walter Zenga: “Questa è un’ immagine brutta e bella, Giovanni è sicuramente un giocatore di grande spessore che ha la possibilità di rifarsi ”.
Solo che Giovanni, mentre le gocce del pianto bruciano e sono sale sulle ferite, non vuole rifarsi. Non ora. Perché la mente decide per conto suo e riavvolge il nastro di una gara maledetta. A loro va tutto bene. Un mini-centravanti dalla faccia di faina inventa una parabola a candelotto, dalla portata stratosferica, che inchioda Amelia come una farfalla a uno spillo. Un portiere ristretto in una magliettina verde vola in ogni angolo di cielo e afferra gli spicchi del pallone perfino con le unghia. Cosa puoi fare in una domenica così? Puoi aspettare la fine dei giochi e scuotere la testa. Anche gli eroi si spezzano al cospetto di muri troppo alti. Giovannino il Pollicino di Pallavicino è, a suo modo, un eroe. L’abbiamo visto correre fino allo stremo, ovunque. L’abbiamo visto saltare per un pallone conteso con una montagna nera di nome Sissoko. L’abbiamo visto stringersi alla maglia come all’ultima bandiera del mondo. E in una domenica da streghe, l’abbiamo visto spingersi fino al limitare del prato, lì dove muoiono i sogni. Lì, dove si cercano  le lacrime.

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