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il protagonista

Amelia e il rigore
alla play-station


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Era la schiappa, la gattamorta. Era l'origine dei guai del Palermo, almeno stando a sentire alcuni tecnici raffinati assiepati sugli spalti e nei forum rosanero. Era quello che non sapeva uscire e quando usciva - come certi micioni smemorati che salgono sugli alberi e non riescono più a scendere – non sapeva bene come rientrare.

Era stato fregato da un bellissimo pallonetto di Di Natale all'esordio di Udine, un colpo da biliardo. Ma era sempre colpa sua. Se per caso parava, bé, gli avevano tirato addosso, mica era stato bravo lui... E' stato Pato a sparargli in faccia, lui non ha preso un tubo!, si gridava fino a ieri in tribuna stampa.
Poi, guarda tu come gira il mondo. Bastano circa dieci secondi. All'inizio c'è un tale chiamato Ronaldinho: non fatevi ingannare dal sorriso alla Fratel Coniglietto, quando vuole è ancora un killer. Dinho emerge dalla play-station, solo che stavolta è in carne, ossa e pallone sul dischetto. A prodigio compiuto, Marco Amelia confesserà: “Io il rigore glielo avevo già parato, appunto alla play-station”. Invece no, è tutto vero, stavolta. Vero l'arbitro che ha fischiato un discutibile ma non marziano penalty. Vero il “Barbera” che mugge, perché si sente scippato. Vero il dentone che si avvicina al punto bianco, con la sicurezza di chi pensa: tanto ho già segnato.
Come hai fatto Marco? Lui ci pensa su e confessa: “Ho guardato sempre i movimenti di Ronaldinho in occasione del primo calcio di rigore riuscendo a rimanere fermo". Era il consiglio di un grande pararigori, il romanista Tancredi. Stai calmo, ragazzo, non anticipare la mossa. Nel duello all'Ok Corral vince chi riesce a dissimulare l'angoscia, chi non cede alla fretta. Così, Marco Amelia si è tuffato dalla parte giusta. Il resto è zucchero, perfino per Fontana Jimmy, l'avversario di sempre, il protagonista di una sfida infinita, che parrebbe caduto in disgrazia: "Con Fontana c'è un rapporto sincero. Non posso commentare la sua mancata convocazione perché questo è un argomento che riguarda lui e la società". Arrivederci, carissimo nemico. Marco in campo, Jimmy in panca, se mai resterà.
E pensare che era una schiappa, un flagello, una disgrazia. E' bastato un rigore. Ora è semplicemente Marco Amelia, il portiere del Palermo.

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