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Il rosanero che fu

Elia: “L’estate a Mondello
e le scorpacciate di frutta”


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Era, per antonomasia, l’attaccante di categoria. In serie C. Firmino Elia, guaglione napoletano non ha ancora smesso di giocare a calcio, lo fa in provincia di Arezzo, nella Sangiovannese, in Seconda Divisione.

Ha 34 anni, non è nemmeno titolare, ma non ha ancora intenzione di mollare. A Palermo arrivò all’inizio del nuovo millennio – nel gennaio del 2000 – fortemente voluto da Massimo Morgia, che diede il via libera per uno scambio con il Crotone, a cui il club rosanero diede Lorenzini. Segnò 5 gol in 12 partite nella prima mezza stagione, 11 reti in 31 presenze nella seconda, che culminò con la promozione in serie B della squadra capitanata da Cappioli. Non ha chiuso con il calcio, ma pensa al suo futuro. Vorrebbe insegnare calcio ai bambini. “Se il presidente Zamparini cerca un tecnico per il settore giovanile io mi candido”, dice con la consueta cadenza partenopea, che non ha perso, pur avendo girato mezza Italia…

Quante maglie dopo quel campionato e mezzo al Palermo. Dove si è trovato altrettanto bene?
“Da nessuna parte come in Sicilia. Ho girato tante squadre e tanti luoghi ma solo Palermo mi è rimasta nel cuore. È un amore ricambiato. La scorsa estate per la prima volta sono tornato ed ero sbalordito, mi riconoscevano tutti, avevo difficoltà a pagare qualsiasi cosa, chiunque voleva offrire…”.

Come ha scelto di passare parte dell’estate a Palermo?
“Sentivo la mancanza della Sicilia, ho preso una casa a Mondello per quindici giorni, ho passato giornate e serate bellissime. Ho fatto scorpacciate di frutta al chioschetto del porticciolo della Cala, nessuno voleva farmi pagare niente. Molti tifosi mi riconoscevano e ancora mi ringraziavano per il contributo che avevo dato al Palermo. Ma sono io a dover ringraziare tutti, la gente, gli allenatori Morgia e Sonzogni e quelli che sono ancora al Palermo dai miei tempi, come i magazzinieri Paolo e Pasquale e il medico Matracia. Spero di incontrarli la prossima estate, perché ho intenzione di ritornare”.

Cosa le resta dell’esperienza rosanero?
“I miei ricordi migliori, vincere un campionato a Palermo ha un valore inestimabile. Non dimenticherò mai la doppietta al Catania nel 5-1 o la rete che ho segnato praticamente da centrocampo quando prendemmo una bella scoppola con il Savoia. Il secondo anno dovevo fare la quarta punta dietro Palumbo, Belmonte e La Grotteria, ma poi i fatti diedero ragione a me. Sento ancora Puccinelli e Antonaccio, mi capita di incontrare La Grotteria. Eravamo tutti molto legati fuori dal campo, quante scorribande con Cappioli, Giampietro, Bombardini e Brienza. Gli ultimi due, si vedeva che avrebbero giocato in serie A. Come Maurizio Ciaramitaro, che era nelle giovanili e che riempivo di consigli. Mi piace pensare che se è arrivato in serie A in minima parte è anche merito mio”.

Lei invece è rimasto sempre in C, col marchio di “attaccante di categoria”, mai un’occasione come di recente è capitato a gente come Riganò o Corona…
“Non ho avuto la stessa fortuna oppure oggi c’è chi scommette di più sui calciatori delle serie minori. La B l’avevo conquistata sul campo con il Palermo, ma la società allora non mi diede alternative. Avevo un altro anno di contratto, ma mi dissero che non rientravo nei programmi. Sono andato via, ma senza rancore, tornando a fare il mio lavoro. Ora sono alla Sangiovannese, ci gioca anche Baggio”.

Baggio?

“Eddy Baggio, il fratello”.

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