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Il personaggio giallorosso

Stendardo, scugnizzo atipico
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L’adagio è fatta la legge, trovato l’inganno? Allora contro la difesa del Lecce il Palermo deve ingannare… Guglielmo Stendardo, detto Willy, prossimo laureato in Giurisprudenza e magari avvocato in diritto sportivo, consulente legale di un club o procuratore. Un partenopeo lontano anni luce da quelli del libro e del film “Gomorra”, distante da certi luoghi comuni su tanti giocatori meridionali, con il loro carico di sacrifici, pochi mezzi e zero studio. Willy è cresciuto nel quartiere residenziale di Napoli, il Vomero. È pacato e riflessivo, poco pittoresco e poco caciarone. Esclusi i trascorsi come raccattapalle della squadra di Ferrara e Cannavaro, i suoi idoli, e i gusti musicali (Pino Daniele a Gigi D’Alessio), il difensore del Lecce è uno scugnizzo piuttosto atipico, che già pensa al suo futuro fuori dal campo, ha la passione della scrittura, e sogna di scrivere un libro, ma non autobiografico.

Non ha interrotto gli studi, si è diplomato al liceo scientifico ed è alle soglie della laurea, alla Sapienza di Roma, grazie ai genitori. Stendardo senior, che si chiama Giovanni (assicuratore, laureato in sociologia), e la moglie Anna, medico generico all’Asl di Agropoli, gli dissero chiaramente che l’attività sportiva doveva andare di pari passo con l’istruzione, senza se e senza ma. Lui si è adeguato ed organizzato. Quando Willy giocava alla Lazio viveva al centro sportivo di Formello e spesso correva alla facoltà di via Nomentana per dare esami. Stesso iter, solo più complicato, nei mesi scorsi alla Juve, quando otteneva i permessi per volare da Torino a Roma e ottenere bei voti (28 in Diritto penale, ad esempio) da aggiungere al libretto.



Ha ventisette anni, ma è sulla breccia da una decina di stagioni. A otto anni era nel settore giovanile del Napoli, esordirà a diciassette in prima squadra e in serie A. Il club azzurro lo cede alla Samp di Enrico Mantovani. Lo allena Ventura, lui è acerbo e gioca poco. Con Cagni in panchina vive il suo periodo d’oro in blucerchiato, scomoda paragoni illustri, ma dura poco. Il tecnico successivo, Bellotto, lo utilizza col contagocce. E non va meglio con Novellino. Stendardo così comincia il suo girovagare. Sei mesi alla Salernitana, un anno al Napoli, uno al Catania di Colantuono, che ritroverà a Perugia. E, infine, la Lazio. Due stagioni importanti, in cui Willy cresce e segna anche qualche golletto pesante. Poi lo scorso dicembre la rottura con Delio Rossi, dopo le esclusioni eccellenti con Real Madrid e Juventus. Stendardo chiede al ds biancoceleste, un certo Walter Sabatini, di trovargli una sistemazione a gennaio. La storia è nota, prestito alla Juventus con opzione per il riscatto fissata a dieci milioni. A dir poco un’iperbole. D’estate rientra in biancoceleste, ma finisce nel gruppo degli epurati e trova riparo a Lecce. In Puglia si sta ritrovando. Tocca agli attaccanti rosanero fare smarrire un po’ l’avvocato difensore…

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