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Palermo-Genoa: Le pagelle

Le pagelle della partita:
Palermo, grande difesa


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PALERMO

Amelia 6. Indiziabile di portoghesismo acuto. Deve appena toccare con la punta delle dita un colpo di testa di Biava. Milito lo spaventa con un pallonetto che accarezza la traversa. Poi il Genoa, cortesissimo, non lo disturba più.
Cassani 7,5. Tra i migliori di un magnifico pacchetto arretrato. Rapido ed elastico come uno Jo Jo, attacca e difende che è una bellezza.
Carrozzieri 8. Parrebbe in equilibrio precario sui trampoli smisurati che si ritrova al posto delle gambe. Invece, per un miracolo ignoto alla statica, ne viene sempre fuori alla grande.
Bovo 8. E’ l’invincibile commodoro di una navicella in retroguardia che non fa più acqua. Completa con la sua classe la potenza di Carrozzieri. Rispolvera, per il gol, l’antica specialità del tiro da fuori.
Balzaretti 6,5. Stavolta è perfino continuo in copertura. Le ali del Genoa non pungono. Lui è attento e puntuale nelle cariche a sciabola sguainata.
Nocerino 7. Uno dei perni di questo Palermo risorto dalle sue ceneri. Una fatica talvolta oscura, ma di sicuro rendimento. Fondamentale.
Liverani 7. Corre con lo stile di un mezzofondista keniota e il passo costante alla fine lo premia. Bradipo d’oro, non ha la velocità degli scattisti, però è l’anima della squadra. Ha classe da vendere. (dal 75’ Guana sv)
Bresciano 7. E’ ufficiale, il canguro ha ripreso a saltare. Sulla fascia o quando si accentra, macina avversari e gioco. Il sarcofago che lo imprigionava fino a ieri sembra solo un brutto ricordo.
Simplicio 7. Un po’ Monciccì, un po’ Barracuda. Morbido, tenero e gommoso. Azzanna la partita a sorpresa, lasciando il segno dei suoi denti aguzzi.
Cavani 6,5. Quando imprechi per la sua goffa bontà da dottor Jekyll sotto porta, esce dal cilindro il cinismo di mister Hyde. E fa gol. Un altro se lo mangia. Sarebbe stata troppa grazia. (90’ Migliaccio sv si getta nella mischia a petto in fuori)
Succi 6. Apprendista di una categoria superiore. Il coraggio non gli manca. Si aspettano sostanza e gol. (66’ Lanzafame 6,5. Una scommessa per il futuro che lascia intravedere lampi di un presente per nulla disprezzabile).
Ballardini 8. Conferma la sua fama di rianimatore di casi disperati. Questo Palermo, per grinta, contenuti e abnegazione, suona un’altra musica e fornisce la classica prova del nove.

GENOA
Rubinho 6. Nulla può sui gol. A parte la doppietta subita, un pomeriggio di cose ordinarie.
Biava 7. Sigilla il cuore emozionantissimo per il ritorno e la sua zona di competenza. Dimostra di non avere smarrito il valore.
Ferrari 6. Preciso fino al gol di Cavani, quando non sale per il fuorigioco e sbaglia. Governa bene la difesa con qualche amnesia ben nota a Roma e nei dintorni (54’ Jankovic 6. Prova a fare male ai suoi vecchi tifosi. Per fortuna non ci riesce).
Criscito 6. Soldatino di una truppa ordinata. Senza infamia, né lode.
Mesto 5. Triste come il suo cognome. Non incide e si lascia prendere dal nervosismo. La fascia genoana non incanta mai.
Milanetto 5,5. La classe c’è, è innegabile. Però, stavolta, ha il compasso spuntato. Soffre il pressing.
Juric 6,5. Falegname della fascia mediana. Il suo sacrificio meriterebbe migliori fortune.
Modesto 5. Anche il suo cognome – come per Mesto – qualifica una prestazione impalpabile.
Sculli 5. Fumoso. Un pennacchio di promesse che non si trasforma mai in arrosto. (66’ Vanden Borre sv)
Milito 7. Alla fine, segna pure. Un cobra travestito da agnello. Pare che galleggi ai margini, ma capitalizza il capitalizzabile. Forse anche di più.
Palladino 5. Il sosia di Sculli, con un vagone di presunzione in più. (46’ Olivera 5. Divora il gol del pareggio immeritato. Cinque in pagella. Dieci in simpatia)
Gasperini 5. Ci risiamo. La sua squadra non riesce a fare lustrare gli occhi per due o tre volte di seguito. Dopo la vittoria col Milan, una prestazione in tono assai minore.

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